(di Marcello Zinola)
In piazza e nella cronaca delle manifestazioni cosa è cambiato dal G8 del 2001 in cui i giornalisti pagarono un prezzo pesante? E ancora: il rapporto con le diverse polizie prima e dopo il 2001, i processi, il ruolo degli avvocati e della magistratura.
Sono stati questi i temi della serata e del corso svoltosi al Cinema Sivori di Genova (che compie quest’anno i 130 anni di storia ed è il più antico cinema italiano) “Verso il 25° del G8, il ruolo dei cronisti nelle manifestazioni di piazza”. A offrire spunti per il confronto durato sin quasi a mezzanotte oltre ai contributi di Enrico Zucca, procuratore generale di Genova e già pm nel processo Diaz, dell’avvocato Emanuele Tambuscio già nel Genoa Legal Forum e legale di diversi giornalisti, Katia Bonchi presidente del Gruppo Cronisti Liguri, Tommaso Fregatti presidente Odg è stata la proiezione del documentario sull’esperienza svedese della polizia del dialogo (The dialogue police).
Il procuratore Zucca ha portato l’esperienza del caso G8 sul fronte giudiziario e sul ruolo della polizia e delle polizie centrando temi come quello della formazione, della “laicità” della polizia stessa cioè un ruolo e presenza che non dovrebbe dipendere principalmente da indirizzi di politica dei governi di turno. Come per i media. Il magistrato ha sottolineato l’importanza del ruolo autonomo dei giornalisti e non ha nascosto le problematiche esistenti rispetto alla formazione delle polizie, del rapporto con la piazza dove lo scopo principale dovrebbe essere la tutela del diritto e non vedere i manifestanti come nemici. Con risvolti gravi quando ci sono errori nella gestione diretta della piazza e nella preparazione della stessa da parte dei responsabili dell’ordine pubblico, come accaduto per gli scontri di piazza Corvetto in cui fu pestato il giornalista di Repubblica Stefano Origone. Una deformazione cresciuta negli anni con un altro aspetto preoccupante: le diverse forme di “tortura” e vessazioni sulle persone fermate o detenute evidenziando come anche a livello di Corte europea molte sanzioni contro l’Italia nascono per le violazioni nelle carceri.
Emanuele Tambuscio ha ricordato come la “lezione” del G8 sul fronte della tutela dei diritti non sia stata ancora recepita sia negli iter giudiziari (la contestazione di reati associativi molto gravi per fatti legati a cortei o manifestazioni condividendo spesso le tesi dei rapporti della polizia o dei carabinieri) sia a livello politico dove nel corso degli anni governi di diversi colori hanno sempre più accentuato forme repressive del dissenso creando anche molti ostacoli nel lavoro di informazione con limitazioni a diversi livelli per il lavoro dei giornalisti. Tambuscio ha ricordato come l’esperienza proposta dal documentario svedese sia idealmente molto interessante ma non facile da replicare sia per le condizioni politiche generali sia per le linee di indirizzo e di formazione delle polizie italiane anche se non tutte le piazze sono uguali per presenze, movimenti e rapporto stesso con le forze dell’ordine come ricordato da Katia Bonchi.
Tomaso Fregatti ha sottolineato come la tutela del lavoro dei giornalisti a tutti i livelli e in strada durante manifestazioni politiche o sportive (in Liguria sette giornalisti sono stati “attenzionati” con forme di tutele da parte della polizia pe le minacce ricevute da gruppi ultrà) sia fondamentale e il rapporto con le varie polizie e le procure non sia sempre del tutto semplice o lineare anche a causa delle restrizioni e normative sempre più “stressanti”.
Il dibattito è poi andato via con diversi contributi. Marcello Zinola, ricordando l’esperienza del g8 anche a livello di tutela dei colleghi da parte del sindacato e dell’ordine, ha centrato in particolare due obiettivi: il rapporto media/forze di polizia/magistratura e la formazione per chi, agente o cronista, “sta in piazza”. Perché, sintetizzando, 25 anni fa ci fu anche una grande disinformazione istituzionale guidata dall’allora portavoce del capo della polizia, Roberto Sgalla e ieri come oggi se è fondamentale una formazione delle polizie in chiave più “laica” e meno militare è altrettanto importante avere una formazione per i giornalisti anche a livello di “sapere come muoversi” dentro e fuori dalle manifestazioni. Renzo Parodi, ex inviato de il Secolo XIX e presente al G7 di Göteborg che svoltosi pochi mesi prima del G8 genovese anticipò tutti gli aspetti e le violenze esplose in scala decuplicata a Genova, ha ricordato come la polizia svedese fu presa in contropiede e non preparata e l’esperimento della polizia del dialogo per prevenire incidenti o gestire al meglio la piazza fosse nato proprio dopo le drammatiche giornate di Göteborg.
La serata alla quale ha presenziato anche la Questore di Genova, oltre all’intervento di altri colleghi come Carla Scarsi, Giuseppe Pippo Filetto, Pietro Barabino, è stata sostanzialmente chiusa dall’intervento di Patrizia Petruzziello, sostituto procuratore di Genova, e co-titolare dell’inchiesta sulle torture subite dai fermati delle manifestazioni del 2001 nel carcere provvisorio di Bolzaneto. Petruzziello ha ricordato la gravità di quei fatti sanzionati nei diversi gradi di giudizio, riconosciuti come tortura dalla corte europea e le difficoltà. Difficoltà operative ma anche umane affrontate all’epoca evidenziando come sia necessario mantenere sempre aperta una riflessione anche all’interno della magistratura soprattutto tra chi è oggi un giovane magistrato che magari viene assegnato alla procura genovese e non conosce quelle vicende sia sotto l’aspetto tecnico di un fascicolo di indagine sia come esperienza umana e professionale.
Foto Paolo Zeggio